Alcune teorie sulla motivazione

un’azione frutto di decisione sostenuta dalla motivazione

I bisogni si basano su una gerarchia

Ogni teoria motivazionale parte dal concetto di bisogno, da soddisfare attraverso un’azione frutto di decisione sostenuta dalla motivazione. Seguendo la prospettiva interazionista, che vede lo sviluppo dell’individuo come esito di un continuo adattamento tra istanze interne (desideri/bisogni) ed esterne (contesto socio-culturale di riferimento), risulta chiaro che la personalità di ogni individuo è strettamente legata ai suoi bisogni e all’ordine di importanza ad essi attribuito. Partendo da questi principi di fondo sono state postulate numerose teorie motivazionali.

La piramide dei bisogni di Maslow

Secondo Abraham Maslow, autore negli anni ’50 della più famosa teoria dei bisogni, l’intera vita psichica della persona è permeata da 5 classi di bisogni gerarchici (quello successivo interviene al soddisfacimento di quello precedente e la frustrazione di un bisogno superiore porta alla ricerca di una “ipersoddisfazione” di un bisogno inferiore) che hanno necessità di essere soddisfatti e li ha espressi graficamente mediante una piramide.

un’azione frutto di decisione sostenuta dalla motivazione

I primi quattro sono bisogni “di carenza”, il quinto è un bisogno di “motivazione di crescita” Partendo dalla base sono:

Bisogni fisiologici

Sono connessi agli aspetti più antichi, alla sopravvivenza immediata (respirare, bere, mangiare, riposare, muoversi);

Bisogni di sicurezza

Sono sia di natura fisica che emotiva e sono relativi alla sopravvivenza a lungo termine (libertà da pericoli, minacce e privazioni provocati da danni fisici, difficoltà economiche, malattia);

Bisogni di appartenenza, affetto  e affiliazione

Sono connessi alla necessità di scambio affettivo con gli altri; si realizzano mediante relazioni affettive, accettazione da parte dei pari, riconoscimento come membro del gruppo, stare insieme; l’ambito lavorativo è uno dei contesti in cui è possibile e necessario stabilire legami affettivi; inoltre, se si creano le premesse, si sviluppa senso di appartenenza al gruppo, all’organizzazione e si rafforza l’identità personale;

Bisogni di stima e autostima

Sono collegati al riconoscimento da parte degli altri e il rispetto di sé; sono connessi all’acquisizione e al mantenimento della reputazione, della collocazione sociale e dell’immagine di sé;

Bisogni di autorealizzazione

Sono collegati all’accettazione di Sé, alla spontaneità e alla capacità di creare relazioni umane profonde. Si potrebbe affermare che questo bisogno è collegato al trascendimento di Sé, non può realizzarsi se non andando verso gli altri.

La motivazione al successo di Mc Celland

La teoria di McClelland (1985) postula la presenza di tre bisogni fondamentali

  1. successo (achievement),
  2. affiliazione (affiliation)
  3. potere (power)

che operano contestualmente in ogni persona, anche se uno dei tre è particolarmente rilevante rispetto agli altri.

Il bisogno di successo

È caratterizzato da una forte spinta verso la riuscita, l’assunzione di responsabilità, l’accettazione di moderati livelli di rischio, preferenza per il lavoro individuale e bisogno di feedback di valutazione delle prestazioni. Privilegia il risultato e poco al processo di lavoro.

Il bisogno di affiliazione

Sollecita comportamenti di accettazione, amicizia e cooperazione, contribuisce a sviluppare il senso di appartenenza. Le persone in cui emerge questo bisogno preferiscono il lavoro di gruppo e mostrano un moderato interesse ai riconoscimenti professionali. Privilegia il processo di lavoro e poco al risultato.

Il bisogno di potere

Si manifesta con esigenze di controllo e di leadership, stimola la competizione tra pari e costituisce spesso uno strumento di evoluzione dell’organizzazione. Privilegia sia al processo di lavoro che al risultato.

La rilevanza di uno dei bisogni spinge la persona ad attuare comportamenti adeguati al soddisfacimento del bisogno e, parallelamente, tenderà ad attribuire valore a situazioni che, anche indirettamente, contribuiscono alla soddisfazione del medesimo bisogno.

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I sistemi motivazionali di Lichtenberg

Abbiamo visto che un’azione è frutto di decisione sostenuta dalla motivazione. Joseph Lichtenberg nel 1989 ha realizzato la più nota classificazione motivazionale nell’ambito della psicologia dinamica, ed individua una struttura di 5 sistemi motivazionali, riprendendo il concetto di pulsione di vita e di morte espresso da Freud negli ultimi suoi scritti.

un’azione frutto di decisione sostenuta dalla motivazione

1) Sistema di regolazione psichica delle esigenze

La spinta di vita e di sopravvivenza legata ai bisogni del corpo

2) Sistema di attaccamento affiliazione

La spinta di vita e di relazione, legata ai bisogni di cura e di comunicazione intersoggettiva)

3) Sistema esplorativo-assertivo

La spinta di vita e di esplorazione dello spazio, legata al bisogno di conoscere e apprendere)

4) Sistema avversativo

La spinta di morte e di contrapposizione, legata a comportamenti aggressivi, distruttivi, oppositivi e di odio

5) Sistema del piacere sensuale e dell’eccitamento sessuale

La spinta di vita e gratificazione, legata a tutti gli stati che procurano piacere, come l’ebbrezza, il torpore, il rilassamento, l’eccitazione.

I sistemi motivazionali interpersonali di Liotti

Lo psichiatra romano Giovanni Liotti (1945-2018), considerato il padre del cognitivismo italiano, ha descritto 5 sistemi motivazionali. Partendo da una prospettiva cognitivo-evoluzionistica Liotti ha evidenziato 3 livelli psicologici  che ha cercato di riunire in un unico modello teorico denominato “Sistemi Motivazionali Interpersonali” (SMI).

I cardini sui quali è basata la teoria dei Sistemi Motivazionali Interpersonali sono due:

  1.  relazionalità innata in ogni individuo, frutto di schemi specie-specifici affinati durante l’evoluzione e diventati programmi comportamentali cognitivi (quindi non istintivi).
  2. esiste una macro-corrispondenza anatomica e gerarchica tra motivazione, emozioni e comportamenti interpersonali con i 3 livelli gerarchici celebrali individuati da McLean (1985), il cervello rettiliano, il cervello limbico e il cervello neocorticale.

I 3 livelli psicologici

1° livello: le motivazioni

evolutivamente più arcaico dell’organizzazione motivazionale è connesso all’attività neurale localizzata nel cervello “rettiliano” (tronco encefalico, nuclei della base). Esso è costituito da sistemi autonomi che regolano condotte non-sociali rivolte alla regolazione delle funzioni fisiologiche, alla difesa dai pericoli, all’esplorazione dell’ambiente, a definire e controllare un proprio spazio fisico vitale (territorialità), al procacciamento di cibo e alla riproduzione sessuale. Su questi sistemi non-sociali poggiano quelli appartenenti alla storia evolutiva più recente che controllano l’interazione sociale caratteristica dei mammiferi.

2° livello: le emozioni

Corrisponde all’attività delle reti neurali localizzate nell’area limbica del cervello (amigdala e il giro del cingolo) legate all’area emotiva e motivazionale. L’osservazione etologica delle condotte sociali presenti nelle diverse specie di mammiferi rivela alcune omologie universali: il richiamo alla separazione identifica il sistema motivazionale dell’attaccamento (“richiesta di cura”), il contatto corporeo morbido e ripetuto quello dell’accudimento (“offerta di cura”), i rituali di corteggiamento quello della sessualità finalizzata alla formazione di una coppia, posture e mimiche di sfida e di resa identificano il sistema competitivo di rango (“agonistico”) e infine nei mammiferi più evoluti, come i primati, il gioco sociale e l’attenzione congiunta riportano al sistema cooperativo paritetico.

3° livello: i comportamenti interpersonali

È la prerogativa della specie umana e questo sistema è localizzato nella neo-corteccia, riguarda la dimensione cognitiva dell’intersoggettività e della costruzione di significati, caratteristica emergente che soprassiede agli altri due sistemi ed è responsabile di combinazioni e variazioni individuali della loro espressione, che avviene anche in funzione della cultura di appartenenza.


I Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI)

I Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI) appartengono al secondo livello gerarchico (cervello limbico) e sono tendenze universali, biologicamente determinate e selezionate su base evolutiva, la cui espressione nel comportamento presenta variabilità individuali. Regolano la condotta in funzione di particolari mete e sono in stretta relazione con l’esperienza emotiva.

Le emozioni accompagnano l’azione dei Sistemi Motivazionali Interpersonali e possono esserne considerate indicatori di attività. In questa ottica ogni specifica esperienza emotiva può essere meglio compresa se rapportata al sistema motivazionale interpersonale entro cui si colloca.

Da questa teorizzazione, in buona parte valida per tutti i mammiferi, sembrerebbe emergere nei Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI) una sorta di automatismo comportamentale, ma Liotti conclude affermando che l’uomo, contrariamente agli animali, possiede la coscienza, una sorta di “occhio interno” che lo rende capace di dire “no” all’attivazione di un determinato SMI e libero di compiere scelte mediate dai propri valori e dalle convenzioni sociali di riferimento.

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