
Come glorificare il corpo…
San Paolo ci esorta così: “Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Cor 6,15). Ma cosa vuol dire?
Nell’Antico Testamento il termine gloria racchiude il concetto di magnificenza e splendore, mentre nel Nuovo Testamento il senso della parola gloria diventa dignità, onore, lode e adorazione.
Per noi glorificare Dio nel corpo può significare vivere pienamente dedicandoci cura, rispettandoci e amandoci così come siamo, senza disprezzare nulla della nostra corporeità, mettendola al servizio del bene e lasciando che sia dimora di Dio e tempio dello Spirito Santo. Del resto Gesù stesso, facendosi carne, ha messo la sua corporeità al servizio dell’amore.

Il corpo è il luogo in cui si incarnano le esperienze
Il corpo è il luogo dove apprendere, trovare senso, guarire e pregare.
Lo scopriremo insieme in un percorso che integra corpo, anima e spirito. Del resto sempre l’apostolo Paolo ci raccomanda “Tutto ciò che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1Tess 5,23)
Il guaio è che spesso ci concentriamo solo sul corpo, dedicandogli attenzioni e aspettative esagerate. ![]()
Oppure altre volte ci buttiamo esclusivamente nello spirituale, considerando il corpo un involucro da mortificare. ![]()
E, per carità, non affrontiamo poi il tema della psiche! ![]()
Mi diede un corpo…

Senza il corpo non esisteremmo su questa terra!
Il corpo è il fondamento della condizione umana, senza di lui non ci saremmo neanche noi!
Così come poniamo il corpo al principio della nostra storia terrena, riconosciamo anche una connessione intima tra corpo e mente, la famosa dimensione “psico-somatica” comprensibile anche a chi non crede nella dimensione spirituale. Ma per chi invece aderisce alla fede cristiana, al corpo e alla psiche si associa anche lo spirito.
Negli ultimi decenni, la psicologia contemporanea, e pressoché tutte le tradizioni spirituali, convergono su un punto essenziale: il corpo non è il contenitore della mente, ma un luogo di esperienza, significato e trasformazione.
Però per comprendere a fondo la corporeità c’è bisogno di un cammino che parte dalla sensorialità. Perché i sensi sono l’interfaccia che ci pone in comunicazione con ciò che ci circonda.
La sensorialità può essere declinata attraverso alcuni verbi…
I verbi della sensorialità corporea
Vedere il corpo
La vista, ci parla del verbo vedere. Vedere un corpo significa identificare la presenza dell’altro definendolo come maschio/femmina, piccolo/grande, giovane/anziano, sano/malato. Ma attraverso la vista possiamo anche lasciarci affascinare, poiché non esiste nulla di più intrigante, bello, inesauribile, complesso e armonico di un corpo. Pensiamo a quanta fatica facciamo per cambiare il nostro corpo, per poterlo percepire più bello, per cancellare i segni del tempo che passa!
Certo, ogni bellezza può corrompersi per malattia, trascuratezza, comportamenti sbagliati. Ed è qui che il verbo vedere mostra uno dei suoi limiti: vedere il corpo solo “dal di fuori” è fuorviante perché non parla veramente di noi, non è la strada maestra, abbiamo bisogno di altri itinerari.
Sentire il corpo
Il tatto, ci parla del verbo sentire. L’esterocezione (elaborazione degli stimoli esterni) e l’interocezione (elaborazione dei segnali corporei interni), ci permettono di “sentire il corpo” sicuro o insicuro. Dal di dentro sentiamo freddo, dolore, piacere, fame, stanchezza, voglia di abbracciare ed essere abbracciati.
Sentire il corpo significa anche avvertire i nostri bisogni primari, ma se non ascoltiamo i segnali interni il corpo urla con dolori e malattie. Molte sofferenze del nostro tempo, come disordini alimentari e dipendenze di ogni genere, nascono e si esprimono proprio nell’incapacità di avvertire e decodificare i segnali del corpo. Anche il verbo sentire però ha i suoi limiti, quindi abbiamo bisogno anche di altro…
Odorare il corpo
L’olfatto ci parla del verbo odorare. Odorare un corpo è un’immagine molto ampia che ha molte sfaccettature. In senso attivo l’olfatto ci permette di annusare, fiutare, sniffare, mentre nella forma intransitiva il verbo dice di noi che possiamo profumare, olezzare, sapere di…, mandare odore.
In senso negativo ci dice se puzziamo, mentre in senso figurato “avere fiuto” descrive l’intuire, il presentire, il subodorare, l’indovinare, il capire, l’accorgersi, avere sentore. A differenza di altri stimoli sensoriali, l’olfatto è collegato direttamente al sistema limbico, motivo per cui gli odori attivano ricordi emotivi in modo immediato e involontario, generando un senso di sicurezza o di pericolo.
Gustare e udire il corpo
Anche per gli altri sensi, come gusto e udito, i verbi ad essi correlati sono vie di accesso al corpo.
Possiamo gustare le parti del corpo che ci piacciono ma anche essere disgustati da quelle che non ci piacciono.
Possiamo udire i suoni del corpo attraverso i passi, i borbottii dei visceri, il battito del cuore ed esserne rassicurati oppure rattristati o infastiditi.
Andare oltre la sensorialità
Ma per comprendere profondamente la nostra corporeità occorre andare oltre la sensorialità, analizzando l’uso di altri verbi che ci portano a “pensare” e a “vivere” il corpo.

Un corpo pensato è un corpo incarnato
Pensare il corpo
Un’altra via di comprensione della corporeità è pensare il corpo, perché i nostri pensieri sul corpo sono decisivi per il nostro benessere. Estremizzando possiamo dire che abbiamo/siamo il corpo che ci permettiamo di pensare. Pensare il corpo ci aiuta a comprenderci più a fondo: il corpo qui e ora in presenza, come apertura agli altri e come limite, come identità e relazione, come finitudine e superamento. Il corpo pensato ci parla della nostra vita: aprirsi o chiudersi, coprirsi o spogliarsi, ripiegarsi o distendersi, prendere e donare, invadere o essere invaso. È attraverso questo susseguirsi di verbi contrapposti che si costruisce la nostra vita, interessante e significativa o triste e ripetitiva.
Vivere il corpo
Ma la via principale per comprendere la corporeità è il verbo vivere. Non è una contraddizione, il corpo vissuto spesso è un territorio inesplorato, desertico e pauroso, qualcosa che ci è dato di costruire nel tempo. Un bambino che è stato “visto nel suo corpo”, confermato con la cura e il contatto fisico, che ha sperimentato la potenzialità di potersi muovere nell’ambiente, che ha avuto scambi con il corpo dei genitori, ha costruito uno schema del proprio corpo che gli permette di vivere la forza e il calore della corporeità. È il corpo vissuto che orienta e determina il sapore e il colore delle altre esperienze del corpo. Ma se il bambino ha vissuto dei traumi il corpo li ha registrati attraverso il Sistema Nervoso Autonomo, allora il corpo risponderà in modo automatico a quelle situazioni della vita che percepisce come pericolose.
Ulteriori info:
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Corpo e memorie piacevoli o traumatiche

Il corpo è il luogo delle memorie piacevoli e traumatiche
La Teoria Polivagale spiega le nostre sensazioni di sicurezza e di minaccia, come queste influenzano il benessere e la salute. Che esista una connessione tra la nostra spiritualità e il binomio mente/corpo ce lo indica chiaramente San Francesco D’assisi che, raccontando la sua conversione, afferma: “Ciò che mi pareva amaro mi fu convertito in dolcezza dell’anima e del corpo“.
Arriviamo così a comprendere che tutto il percorso che compiamo per riappropriarci della nostra integrità ci porta a scoprire che il corpo è il “luogo della memoria“, a partire dall’ombelico che, bello o brutto che sia, ci ricorda in maniera indelebile che non ci siamo fatti da soli, che il principio non ci appartiene, che siamo una scintilla divina dentro una storia umana.
Il corpo parla e racconta di noi
Il corpo parla prima delle parole, registra le esperienze, custodisce memorie implicite e risposte automatiche che influenzano il nostro modo di stare nel mondo, di relazionarci e di attribuire senso alla vita. Il corpo racconta la storia delle lacrime non piante, dell’urlo non gridato, della paura non espressa, dell’amore non manifestato, della rabbia repressa, delle parti del corpo negate o abusate…

La musica sacra armonizza il corpo con l’anima ed eleva lo spirito
Si tratta, con pazienza e coraggio, di prenderci il tempo, lo spazio e il silenzio necessari per ascoltare il nostro corpo, per procedere nel difficile cammino di riconciliarci con noi stessi, con la nostra corporeità. Dopo ogni esperienza di riconciliazione con gli eventi registrati nella nostra carne le tensioni si possono sciogliere e il corpo si rigenera, si apre alla musica della vita e può danzarla, una danza sacra che esprime gratitudine e luce.
Comprendere le leggi naturali e i segreti del corpo significa accedere a un livello profondo di consapevolezza e di guarigione. Come ha scritto A. Lowen “Arrendersi al proprio corpo significa arrendersi a Dio“.
Rallenta per entrare in ascolto del corpo
È quello che faremo in questo fine settimana: rallenteremo, entreremo in ascolto del nostro corpo, gli ridaremo fiducia attraverso semplici esercizi di ascolto di musica e di canti sacri, scioglieremo tensioni croniche attraverso movimenti consapevoli, integreremo emozioni e gesti, svilupperemo armonia tra noi grazie alla preghiera liturgica, prenderemo consapevolezza del nostro respiro per accedere a momenti di preghiera profonda con l’esicasmo.
E risponderemo all’invito di San Paolo “Glorificate Dio nel vostro corpo” con rispetto e stupore, con la consapevolezza che ci dona Giovanni: “In principio era il Verbo… E il Verbo si fece Carne” (Gv 1,1;14). Proprio come noi!
Pronto a partecipare?
Se leggendo ti riconosci e senti che è il momento di integrare corpo, anima e spirito iscriviti ora.
Ulteriori info:
366 207 2156 ti risponde Elisabetta
Perché iscriversi

Il corpo aperto all’esperienza incarna la fede
Se senti che nella tua esperienza personale manca il giusto spazio per il corpo, per il suo ascolto profondo, questo percorso può offrirti una direzione nuova e concreta. È un invito a rallentare per andare più a fondo, per integrare le esperienze, per riconoscere che la tua presenza cosciente nel qui ed ora è già benessere.
Partecipare significa “esserci e starci”, cioè investire nella tua presenza, prima ancora che nelle tue competenze. Significa portare nella tua vita un modo di stare che genera fiducia, apertura e significato.
👉 I posti sono limitati per garantire un’esperienza di qualità e profondità.
Ulteriori info:
366 207 2156 ti risponde Elisabetta
Cosa porterai con te da questo percorso
Ulteriori info:
366 207 2156 ti risponde Elisabetta
DOVE E QUANDO
Centro di Spiritualità S.ta Maria Francesca Cabrini a Codogno (LO)
- Via San Francesca Cabrini 3 (pedonale)
- Via Carducci 50 (parcheggio auto)
Il Centro è stato recentemente ristrutturato, tutte le camere sono climatizzate. È molto facile da raggiungere anche con i mezzi pubblici (la stazione FS Codogno è distante solo 300 metri).
Puoi partecipare anche ONLINE se non riesci ad organizzarti

Questa formazione inizia sabato 28 Febbraio 2026 ore 09.30 e termina domenica 01 Marzo 2026 ore 17.30.
COSTO
- € 65 se partecipi ONLINE oppure in presenza senza pasti e pernottamento
- € 105 se preferisci andare a casa a dormire ma fai i 3 pasti con noi
- € 125 in doppia e € 140 in singola in pensione completa
È riservato agli associati: associarsi è semplice e lo puoi anche fare ora…
Ulteriori info:
366 207 2156 ti risponde Elisabetta
ALL’INIZIO MANCANO:
CHI CONDUCE
Elisabetta Fezzi è co-fondatatrice e presidente dell’associazione. È giornalista, esperta nella relazione d’aiuto, counselor professionista ad indirizzo pastorale, scrittrice, conduce percorsi di biblioterapia e di autobiografia.
Fabrizio Penna è co-fondatore e consigliere dell’associazione. Fa lo psicologo ed ha una formazione specifica in psico-traumatologia e in interventi nelle relazioni affettive violente. È anche mediatore familiare e scrittore su temi di antropologia e perdono.
Michela Cromi è consigliera dell’associazione. Conduce spettacoli, letture per bambini e per adulti e laboratori teatrali in scuole, centri socio-educativi, RSA e associazioni. Ha una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Comunicazioni Sociali e Drammaturgia, oltre ad un diploma di Operatore Teatrale in campo Psicopedagogico e Sociale.
Fra Sergio Colombo è Frate Minore Cappuccino, Cappellano ospedaliero presso l’ospedale di Bergamo. Accanto agli studi base per il sacerdozio, ha avuto modo di frequentare il corso di Counselling Pastorale presso il centro Camilliano di Verona.
👉 I posti sono limitati per garantire un’esperienza di qualità e profondità.
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