Il counseling può essere psicoterapeutico?

Sul fatto che l’ambito di competenza e di intervento professionale del counselor è differente da quello di uno psicologo, di uno psicoterapeuta e di uno psichiatra non ci sono dubbi: per chiarezza giova sinteticamente ricordare le differenze macroscopiche tra ta le diverse figure.

Il counselor si occupa di benessere mentale e aiuta a risolvere problemi del presente supportando il proprio cliente, valorizzando le sue risorse, aiutandolo a conseguire gli obiettivi desiderati.

Il pensiero di fondo di un counselor è: «ce la puoi fare, ti aiuto nel qui e ora a farcela meglio!».

Lo psicoterapeuta e lo psichiatra invece si occupano di salute mentale, quindi di curare un paziente che sostiene di non farcela aiutandolo a superare il problema e a riconfigurare la personalità, magari con l’aiuto di psicofarmaci prescritti dallo psichiatra. Il pensiero di fondo è: «non riesci a farcela, scopriamo perché, intanto alleviamo i sintomi!».

Quindi nessuna confusione, i ruoli e l’approccio culturale sono diversi, anche e in alcuni casi sono complementari. Il counseling non è psicoterapia, ma un buon percorso di counseling può comunque essere definito “psicoterapeutico” in senso lato?


Può il counseling diventare psicoterapeutico?

Il Counselling può essere psico costruttivo o psico distruttivo

Il counseling non è mai psicoterapia, ma può indirettamente diventare “psicoterapeutico”, o meglio “psicocostruttivo”. Per affrontare questo spinoso argomento occorre partire da una banale considerazione, proposta dallo psicologo psicoterapeuta Mimmo Armiento: «tutte le relazioni umane sono o psicoterapeutiche o psicodistruttive». (Operare sulla base di una saggezza antica, Metanoeîte – Rivista Italiana di Psicologia Cristiana n° 3, 2018, Milano, p. 33).

Il counseling è una relazione d’aiuto quindi non può che essere psicoterapeutico oppure psicodistruttivo a seconda di come viene condotto. Ne consegue che parlare di counseling con valenza “psicoterapeutica” o “psicocostruttiva” rappresenta solo una forzatura linguistica non certo lontana dalla realtà.


Il paradigma dell’equivalenza

Questo assunto si basa sul fatto che in psicologia esiste la famosa “metafora del verdetto di Dodo” di Saul Rosenzweig, che già nel 1936 aveva intuito che diversi approcci psicoterapici avevano lo stesso effetto su un determinato disturbo. Questa intuizione ha attraversato i decenni ed è rimasta tale fino alla fine del secolo scorso, quanto il “paradigma dell’equivalenza” (Stiles et al., 1999; Luborsky et al., 2002), ha dimostrato che Rosenzweig aveva proprio ragione.

Il paradigma dell’equivalenza è basato su un ampio studio meta-analitico che ha esaminato gli esiti terapeutici, documentati e pubblicati su riviste scientifiche di tutto il mondo, ottenuti attraverso i principali approcci terapeutici.


Il counseling si basa su differenti modelli teorici

Il counselling sistemico relazionale è ideale per le coppie

Il counseling, esattamente come la psicoterapia e la psicodiagnostica clinica, si basa su specifici approcci scientifici, cioè su modelli teorici legati a differenti scuole di pensiero, tra le quali volendo semplificare al massimo spiccano gli approcci psico-dinamico, cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale e umanistico-esistenziale.

Ogni esperto nella relazione d’aiuto si forma partendo preferenzialmente da una di queste scuole di pensiero principali, poi integrate con gli altri approcci.

I counsellor di Ascolti di Vita si sono formati attraverso un percorso quadriennale di studi che ha utilizzato l’approccio umanistico integrato con sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale ed esistenziale.


Tutti gli approcci teorici ottengono stessi risultati

Torniamo al paradigma dell’equivalenza, dal quale è emerso con chiarezza che tutti gli approcci ottengono gli stessi risultati terapeutici. Di fronte allo sconcerto e all’imbarazzo del mondo scientifico ci si è domandati come ciò fosse possibile, ed è emerso che quello che influisce di più in qualsiasi processo di relazione d’aiuto in ordine di importanza è:

  1. L’alleanza relazionale tra chi esercita la relazione d’aiuto e chi ne beneficia è il fattore più importante e dipende in buona parte dalle abilità del terapeuta/counselor unite al desiderio del paziente/cliente.
  2. Le caratteristiche personali del terapeuta/counsellor, in particolare la sua credibilità, le sue abilità tecniche ma soprattutto le sue capacità empatiche di non giudizio e di autenticità (lo psicologo Carl Rogers lo sosteneva già 50 anni prima…).
  3. La contaminazione tra modelli teorici e tecniche utilizzate durante la relazione d’aiuto (ad esempio l’approccio umanistico integrato con il sistemico-relazionale).

L’approccio umanistico esistenziale è ideale per il Counselling personale

È anche emerso che semplicemente l’aver fissato un appuntamento per un colloquio induce benessere nelle persone che dichiarano di sentirsi già meglio (un chiaro effetto placebo). Ne consegue che il semplice fatto di accogliere una persona, entrare in empatia con lei e ascoltarla utilizzando tecniche di ascolto attivo che ogni counselor possiede di default rappresenta la parte più importante di qualsiasi relazione d’aiuto, cioè è psico-terapeutico, sia che si chiami counseling (con tutti i limiti di intervento) che psicoterapia.

C’è di che riflettere… Quindi il counselling è uno strumento di relazione d’aiuto assai potente: sta al counsellor il compito di renderlo psico costruttivo e non psico distruttivo: è una grande responsabilità!

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