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La teoria polivagale: principi, significato e applicazioni

La scienza della sicurezza applicata ai percorsi psicologici

Negli ultimi decenni, il mondo della psicologia ha vissuto una rivoluzione concettuale grazie alla teoria polivagale, elaborata dal neurofisiologo Stephen W. Porges. Questa teoria offre un nuovo modo di comprendere il funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo (il cervello primitivo ancestrale) e il suo ruolo nelle emozioni, nelle relazioni e nella regolazione dello stress.

Molti interventi psicologici per affrontare i traumi che partono dal corpo per giungere alla mente, come la  Flash Tecnique o la Emotional Freedom Techniques, hanno integrato i principi della teoria polivagale per aiutare le persone a sviluppare una migliore regolazione emotiva, ridurre l’ansia e migliorare il benessere psicofisico.

In questo articolo approfondiremo:

  • che cos’è la teoria polivagale,
  • i suoi principi fondamentali,
  • le applicazioni pratiche in psicoterapia,
  • come può migliorare la nostra vita quotidiana.

Che cos’è la teoria polivagale?

La teoria polivagale è un modello scientifico che spiega come il nostro sistema nervoso autonomo regola le risposte di sicurezza, minaccia e sopravvivenza.

Tradizionalmente, il Sistema Nervoso Autonomo veniva diviso in due branche: il simpatico (attivazione, lotta o fuga) e il parasimpatico (riposo e digestione).

La teoria di Porges ha aggiunto una nuova prospettiva, dimostrando che il nervo vago – uno dei nervi più importanti e lunghi dell’organismo – ha un ruolo complesso e differenziato nella regolazione delle emozioni e delle relazioni sociali.

Il termine “polivagale” indica infatti la presenza di più vie vagali, con diverse funzioni legate alla percezione di sicurezza oppure di insicurezza.


I principi fondamentali della teoria polivagale

La teoria polivagale si basa su alcuni principi chiave che permettono di comprendere il comportamento umano in termini neuro-fisiologici:

1. Il sistema nervoso autonomo è gerarchico

Secondo la teoria di Steven Porges, le risposte fisiologiche proposte dal Sistema Nervoso Autonomo di ognuno di noi seguono una gerarchia di sopravvivenza identificate da una scala simbolica chiamata “scala autonomica“:

Risposta primordiale alla minaccia: immobilità e dissociazione

Il ramo dorso-vagale del nervo vago si attiva di fronte a minacce percepite e regola la risposta di congelamento o dissociazione. Infatti se la minaccia sembra insormontabile, il corpo può “collassare”, generando immobilità e ritiro, in casi estremi lo svenimento. È stato il primo ad evolversi circa 500 milioni di anni fa. Quando siamo in questo stato ci sentiamo MOLTO INSICURI E SPENTI, sopraffatti o traumatizzati, possiamo percepire stanchezza, apatia o alienazione.

I pensieri sono lenti e depressivi, dominati da tristezza e delusione. In questo stato diventa difficile la connessione con se stessi e con gli altri, perché il corpo e la mente sono chiusi e isolati, si vive uno stato di disperazione, vuoto e mancanza di senso.

Risposta primordiale alla paura: attacco o fuga

Il sistema simpatico è attivato di fronte a paure percepite e in questo stato, il corpo si prepara all’azione, cioè attacco o fuga. Si è evoluto circa 400 milioni di anni fa. Quando siamo in questo stato ci sentiamo INSICURI E IPER-ATTIVATI, aumentano la frequenza cardiaca, la respirazione rapida e la tensione muscolare.

I pensieri sono rapidi e sovente ossessivi, a volte con sfumature paranoiche. Questo stato può emergere durante conflitti interiori, ansia o sensi di colpa, rendendo difficile concentrarsi sulla spiritualità e sull’ascolto della propria interiorità.

Risposta primordiale alla sicurezza

Il ramo ventro-vagale del nervo vago supporta la connessione sociale e la calma interiore. È stato l’ultimo ad evolversi circa 200 milioni di anni fa. Quando siamo in questo stato il sistema nervoso favorisce la calma, la curiosità e l’apertura agli altri, ci sentiamo SICURI E CONNESSI, aperti alla relazione e ricettivi.  Questo è lo stato ottimale per la crescita, l’apprendimento e la terapia.

I pensieri sono precisi e coerenti, pro-attivi e volti alla costruzione di nuove esperienze. È anche lo stato ideale per la meditazione e la contemplazione, perché favorisce un’esperienza profonda di presenza e comunione spirituale che apre alla speranza e al perdono compassionevole di sé e del prossimo.

2. Rilevatori di sicurezza ed insicurezza

Ma come fare a riconoscere in quale tra questi stati ti trovi? Tutto parte dalla neurocezione, cioè la capacità automatica e inconscia del sistema nervoso di rilevare segnali di sicurezza o pericolo, un po’ come un rilevatore di fumo che monitora costantemente l’ambiente. I rilevatori di sicurezza o di pericolo sono le amigdale, due strutture sottocorticali che funzionano in stretta connessione con altre strutture come l’ippocampo, il magazzino dei ricordi emotivamente significativi.

Il processo di neurocezione avviene senza passare per la coscienza e influenza costantemente gli stati interni di quiete (normo-arousal), attivazione metabolica (iper-arousal) e disattivazione metabolica (ipo- arousal).

Il Sistema Nervoso Autonomo è così definito proprio perché è autonomo dalla coscienza. Ma se si impara ad effettuare un auto monitoraggio quotidiano di quanto tempo si è trascorso in modalità insicura (disconnessione dorso-vagale o iper connessione simpatica), oppure sicura (connessione stato ventro-vagale) si riuscirà successivamente a dialogare con il Sistema Nervoso Autonomo fornendogli dei segnali rassicuranti attraverso specifici esercizi  autonomici che vedremo tra poco.

3. Il ruolo della connessione sociale

Il nervo vago ventrale sostiene il sistema di ingaggio sociale: un insieme di funzioni che ci permettono di stabilire legami attraverso il contatto visivo, il tono di voce, l’espressione facciale. La sicurezza relazionale è dunque un fattore biologico, non solo psicologico. Il ripristino consapevole di stati di sicurezza ventro-vagale consentono di ritrovare gioia di vivere e aprono a relazioni nutrienti e cooperative.


Applicazioni della teoria polivagale nei percorsi psicologici

teoria polivagale e nervo vago

Il nervo vago è il responsabile degli stati di connessione e di disconnessione di fronte a segnali ambientali di sicurezza o di insicurezza

La teoria polivagale ha avuto un impatto significativo sul modo in cui molti psicologi comprendono e trattano le difficoltà emotive e i traumi.

1. Nuovo approccio al trauma

Nei pazienti che hanno vissuto traumi, il sistema nervoso può restare bloccato in stati di iperattivazione (ansia, ipervigilanza) o ipoattivazione (spegnimento, dissociazione). Conoscere la gerarchia polivagale aiuta sia a riconoscere questi stati che a guidare la persona verso la regolazione autonoma.

2. Tecniche di regolazione e ripristino di sicurezza

Esercizi di respirazione, movimenti lenti, tecniche sensoriali e l’uso della voce sono strumenti che stimolano lo stato vago ventrale di connessione, favorendo calma e sicurezza. Questi interventi aiutano a rientrare in una condizione di equilibrio.

3. La sicurezza nella relazione terapeutica

La teoria polivagale sottolinea l’importanza della relazione: lo psicologo, con il suo tono di voce, lo sguardo e la presenza, può diventare un “segnale di sicurezza” per il paziente, attivando il sistema di connessione sociale. Questa sistema di co-regolazione psico-emotiva è alla base di ogni sana relazione d’aiuto e produce una forte alleanza terapeutica che alimenta fiducia nel cambiamento e possibilità di ingaggio anche su temi molto faticosi.

4. Applicazioni in diversi approcci terapeutici

  • Tecniche con stimolazione bilaterate (Flash Tecnique, EMDR o EFT): l’integrazione delle stimolazioni bilaterali tipica di questi approcci facilita il passaggio a stati più regolati e consente di risalire la scala autonomica verso lo stato ventro-vagale sicuro.
  • IFS (Internal Family System): è un modello psicoterapeutico anche definito “teoria delle Parti” sviluppato da Richard C. Schwartz, che concepisce la mente come un sistema composto da parti sub-personali (sub-personalità), ciascuna con ruoli, emozioni e strategie proprie. L’integrazione con la Teoria Polivagale di Stephen Porges offre una cornice neurofisiologica utile per comprendere come queste parti emergono e si organizzano in risposta alla sicurezza o alla minaccia.
  • Somatic Experiencing: lavora sul corpo e sulle sensazioni fisiche per sciogliere i blocchi nervosi. Si tratta di partire dalla consapevolezza corporea, localizzando le aree che hanno bisogno di attenzione compassionevole. Può essere molto utile anche l’integrazione con trattamenti fisici osteopatici o fisoterapici in grado di lavorare sul nervo vago.
  • Radicamento nel qui e ora: una serie di esercizi che favoriscono la consapevolezza del presente e la regolazione fisiologica. Moltissime tecniche usate sono simili alla contemplazione, alla meditazione e alla preghiera profonda del cuore presenti nella tradizione cristiana.

Esercizi pratici basati sulla teoria polivagale

nervo vago nella teoria polivagale

Il nervo vago regola il funzionamento di molti organi interni, occorre conoscere il suo linguaggio

La teoria polivagale non è solo un modello teorico, ma offre strumenti concreti, in grado di parlare il linguaggio comprensibile al Sistema Nervoso Autonomo, che abbiamo detto non conscio. Quindi non serve convincerlo a parole, non basta la persuasione, occorre offrire segnali sensoriali di sicurezza.

Deb Dana è una delle principali divulgatrici cliniche della teoria polivagale ed ha scritto guide pratiche per terapeuti, tiene anche seminari residenziali in Italia. Molte sue opere e strumenti sono stati tradotti o adattati in italiano e sono molto utili per le parti pratiche e gli esercizi.

Ecco una breve sintesi di alcuni esercizi utili, naturalmente uno psicologo debitamente formato ne conosce molti altri e li utilizza sia per diminuire gli stati di iper-attivazione simpatica che per aumentare gli stati di ipo-attivazione parasimpatica dorso-vagale:

  • Respirazione diaframmatica lenta: aiuta ad attivare il vago ventrale, in particolare con espirazione più lunga dell’inspirazione (es. 3 secondi inspirazione con il naso, 2 secondi trattieni il respiro, 5 secondi espirazione lenta con la bocca socchiusa).
  • Contatto visivo e vocalizzazioni: cantare, leggere ad alta voce o parlare con tono calmo stimola il sistema sociale.
  • Movimento ritmico: camminare, ballare lentamente o dondolarsi favorisce il rilassamento e aiuta a disattivare il simpatico.
  • Orientamento spaziale: guardarsi intorno e notare dettagli dell’ambiente comunica al cervello che siamo al sicuro, quindi attiva il vago-ventrale.

Teoria polivagale e vita quotidiana

Oltre alla psicoterapia, i principi della teoria polivagale possono migliorare la nostra vita quotidiana:

  • Nelle relazioni: comprendere che la sicurezza relazionale è biologica aiuta a coltivare legami più empatici.
  • Nella gestione dello stress: riconoscere i segnali del corpo permette di intervenire prima che l’ansia diventi travolgente.
  • Nella crescita personale: imparare a “risalire” la scala polivagale ci rende più resilienti e presenti.

Critiche e sviluppi futuri

Come ogni teoria innovativa, anche la polivagale ha ricevuto critiche. Alcuni studiosi ritengono che la distinzione tra vago dorsale e ventrale non sia ancora pienamente provata, tuttavia la sua utilità clinica è ormai ampiamente riconosciuta. Nuove ricerche stanno ampliando le conoscenze sui meccanismi neurobiologici alla base delle emozioni. Esistono decine di studi clinici validati pubblicati su diversi ambiti che interessano la Teoria Polivagale. In psicologia le evidenze empiriche riscontrate grazie al lavoro clinico con i pazienti superano ogni dubbio, per cui molti professionisti della salute mentale in tutto il mondo usano questa cornice all’interno della propria pratica.


Conclusione

La teoria polivagale rappresenta un ponte tra neuroscienze, psicologia e terapia. Comprendere come il sistema nervoso autonomo reagisce a sicurezza e pericolo offre strumenti preziosi per affrontare ansia, trauma e difficoltà relazionali. In psicoterapia, questo modello ha rivoluzionato il modo di lavorare con i pazienti, rendendo centrale la regolazione fisiologica oltre che la dimensione cognitiva.

Portare la teoria polivagale nella vita di tutti i giorni significa imparare ad ascoltare il corpo, a riconoscere i segnali di sicurezza e a coltivare connessioni autentiche.

Alcuni articoli scientifici di riferimento

  • Porges, S. W. (2022). Polyvagal Theory: A Science of Safety. Frontiers in Integrative Neuroscience.
    Esplora la teoria polivagale come un modello scientifico della sicurezza neurofisiologica.
  • Porges, S. W. (2025). Polyvagal theory: A journey from physiological observation to neural innervation and clinical insight. Frontiers in Behavioral Neuroscience, 19.
    Ripercorre l’evoluzione della teoria polivagale, integrando osservazioni fisiologiche e applicazioni cliniche.
  • Porges, S. W. (2025). Polyvagal theory: Current status, clinical applications, and future directions. Clinical Neuropsychiatry, 22(3).
    Analizza lo stato attuale della teoria polivagale, le sue applicazioni cliniche e le direzioni future della ricerca.
  • Porges, S. W. (2023). The vagal paradox: A polyvagal solution. Comprehensive Psychoneuroendocrinology, 16, 100200.
    Affronta la complessità del nervo vago e propone soluzioni basate sulla teoria polivagale.
  • Porges, S. W. (2021). Polyvagal Theory: A biobehavioral journey to sociality. Comprehensive Psychoneuroendocrinology, 100069.
    Esamina il viaggio biocomportamentale verso la socialità attraverso la lente della teoria polivagale.

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