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Sorridere durante il Counseling può far la differenza

Nel Counseling Essenziale promuoviamo il sorriso e l’autoironia per favorire il benessere

Ho sentito ripetere molte volte la frase «non c’è niente da ridere», magari unita a sguardi di riprovazione o di malcelato fastidio: invece ridere durante il nostro “Counseling Essenziale” rappresenta un gesto terapeutico.

Infatti in molte situazioni faticose si celano risvolti divertenti, e non a caso è stato coniata l’espressione “una vicenda con risvolti tragicomici”. Se il sorriso viene espresso con giuste modalità e tempistiche corrette può aiutare a superare le barriere dell’imbarazzo, della paura e della rabbia .

Tutto sta nel riuscire a cogliere gli aspetti umoristici dell’esperienza anche all’interno di situazioni faticose: ma per quale scopo? Non si corre il rischio di minimizzare o di mancare di rispetto a chi sta vivendo un’oggettiva difficoltà?

Tutti interrogativi prudenziali più che leciti, che però non possono evitare di tener conto del fatto che le evidenze dei vantaggi dell’umorismo, anche in termini salutari, sono decisamente numerose.

La cultura popolare ne ha da sempre avuto convinzione e non a caso sono nate espressioni come «riso fa buon sangue», «ridi che ti passa» o «cuor contento il ciel l’aiuta».

Anche l’approccio scientifico della PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) mostra numerosi studi che dimostrano come l’umorismo sia terapeutico, addirittura è nata una nuova disciplina, la gelotologia (dal greco gelos, riso) che è lo “studio sistematico del ridere in relazione alle sue potenzialità terapeutiche” (Fioravanti, Spina, 1999), un approccio multidisciplinare che si avvale di biologia, psicologia, sociologia, antropologia e religione.


Che cos’è l’umorismo?

Non è facile dare una definizione dell’umorismo, perché è difficile circoscriverlo. Secondo alcune definizioni tratte dai vocabolari l’umorismo può essere inteso come:

  • la capacità di cogliere gli aspetti comici di una situazione;
  • la disposizione a cogliere le debolezze e le contraddizioni della natura umana e gli aspetti comici, contradditori, bizzarri della vita con ironia indulgente e viva comprensione umana;
  • l’atteggiamento di chi di, fronte ad alcune vicende della vita, esprime con il riso e il sorriso un sano senso di distacco e di superiorità, senza cadere vittime delle passioni.
Ridere durante il Counseling Essenziale

Il tipo di risata è in grado di raccontare molte cose ad un occhio allenato

Si potrebbe sintetizzare dicendo che l’umorismo è un tratto della personalità, rientra nel grande calderone della comicità, mostra interesse per la persona, ha a che fare con la relazione e la comunicazione indulgente e provocatoria.


Ridere: le funzioni dell’umorismo

La presenza dell’umorismo nella persona e nelle diverse culture evidenzia come esso assolva ad alcune importanti funzioni personali e relazionali: vediamole assieme.

  • Rilassante

C’è stato chi ha spiegato l’humor come energia nervosa in eccesso e alla ricerca di una via di sfogo e imbocca il varco che offre minor resistenza. Ai suoi esordi, la risata era forse il sollievo dopo un prolungato sforzo o dopo una tensione accumulata. È il riso dello “scampato pericolo”.

  • Divertente

L’umorismo può aiutare a distogliere l’attenzione da un’attività onerosa o stressante per allentarne la morsa. Già nell’etimo della parola “divertimento” (de-vertere) è contenuta l’idea del divergere ilare e piacevole.

  • Socializzante

Il ridere assieme assolve ad alcune funzioni sociali quali: vincere imbarazzi e timidezze, disinnescare tensioni, avvicinare le persone, cercare approvazione, saziare l’esibizionismo, farsi accettare, mostrare interessamento, creare complicità, consolidare l’amicizia.

  • Sovversiva

Evidentemente assolve ad una funzione sociologica, è un grimaldello che serve all’oppresso per scardinare il potente. Più alto è collocato il bersaglio e più diverte il farlo cadere a terra.

  • Limita l’aggressività

Un sottofondo d’aggressività rimane anche nel più bonario degli umorismi: si ride di qualcosa ma probabilmente si sta sorridendo di qualcuno. La competizione è più urbana rispetto alla rissa e si sposta sul terreno del senso di superiorità. Su questa china l’esperienza umoristica può scadere nell’ironia e ancor più nel sarcasmo. La goliardia, gli scherzi, le burle e quant’altro sono forme più attenuate e legittimate da un contratto non scritto fra le parti: chi di sfottò ferisce…

  • Lascia esprimere l’ambivalenza

L’ambivalenza è nella natura stessa dell’umorismo il cui emblema è il solletico dove si attivano al contempo paura e divertimento. Il filosofo Socrate insegnava che il riso nasce dalla simultaneità di piacere e dolore, gioia mista a tristezza, amore misto a odio… Stare fra il serio e il faceto, dire e non dire. L’allusione, il sottinteso, doppio senso. Ottimo per i timidi…

  • Consente l’espressione semantica

L’esagerazione e linguaggio iperbolico sono m molto utilizzati nella comicità, più si esagera e meglio è: si pensi solo al personaggio cinematografico di Fantozzi magistralmente interpretato dall’attore Paolo Villaggio. Nell’iperbolico rientra il grottesco, la caricatura, la clowneria. Proprio per la sua evidenza e immediatezza piace allo spirito infantile e alle persone semplici, non troppo complicate o intellettuali.

  • Ha una funzione terapeutica

Il motto di spirito è stato definito uno starnuto mentale, per la capacità di liberare la mente da pensieri negativi e il cuore da sentimenti oppressivi. Ma durante la relazione d’aiuto va utilizzato con grande attenzione e sensibilità, perché si può anche correre il rischio di ottenere effetti opposti a quelli desiderati.


Relazione d’aiuto e umorismo

Ridere durante il Counseling Essenziale

C’è una grande differenza tra sorriso e risata

Uno degli aspetti fondamentali della relazione d’aiuto è la capacità da parte del counselor di creare empatia (scopri di più) con le persone che sta seguendo. L’umorismo sapientemente inserito può essere un buon metodo per stemperare tensioni e aiutare a cambiare scenario, a patto che venga utilizzata con sensibilità e senza esagerare. I pareri sull’uso dell’umorismo nei colloqui rimangono comunque contrastanti, vediamo alcuni pro e alcuni contro.

I sostenitori dell’umorismo

I sostenitori dell’uso dell’umorismo durante la relazione d’aiuto dicono che una battuta e un sorriso possono essere utili per affrontare argomenti difficili, per offrire suggerimenti indiretti, per diluire la rabbia, allentare rigidità di pensiero e limitare comportamenti ossessivi. L’umorismo è efficace se scaturisce dalla situazione contingente e un tono umoristico può rendere meno difensiva la persona rispetto al counselor. Ridere assieme crea complicità, alleanza, passaggio emozionale e può facilitare il cambiamento.

I critici verso l’umorismo

I critici temono il potenziale distruttivo dell’umorismo: all’inizio potrebbe bloccare la narrazione e potrebbe portare la persona a farsi delle domande sulle ragioni nascoste dell’humor del counselor. D’altronde chi conduce la relazione d’aiuto potrebbe ricorrere all’umorismo per difendersi dal coinvolgimento affettivo rispetto al dolore del cliente, limitando in questo modo la propria capacità di auto-osservazione. Peggio ancora se l’umorismo fosse sarcastico e punitivo nei confronti del cliente, a questo punto il counselor dovrebbe immediatamente interrompere la relazione d’aiuto e andare lui stesso in supervisione.  Ma anche quando l’umorismo è esercitato con buoni scopi, il cliente potrebbe sentirsi preso in giro e ritenere sottovalutato il proprio problema.

Quale orientamento va tenuto allora? Tenendo presente i pro e i contro, ognuno deve trovare una sintesi alla luce dell’esperienza.

Terza età: colloquio gratuito counseling essenziale


L’umorismo in chi aiuta e in chi viene aiutato

Durante la relazione d’aiuto si alternano momenti di grande tensione emotiva uniti a momenti di maggior leggerezza, momenti di fluida condivisione empatica a momenti di faticosa relazione densa di resistenze. Sono entrambi momenti importanti, inserire una battuta o un sorriso possono a volte sbloccare oppure possono compromettere irrimediabilmente. L’umorismo può essere esercitato indifferentemente sia da chi aiuta sia da chi viene aiutato, coscienti del fatto che le due figure svolgono ruoli ben diversi. Il counsellor è un professionista che ha ampia responsabilità rispetto ai comportamenti tenuti durante la relazione d’aiuto, invece il cliente ha la necessità di potersi esprimere con libertà e senza troppe censure durante i colloqui. Ma, pur con le dovute distinzioni, sia il counselor che il cliente possono utilizzare l’umorismo come strumento utile di espressione.

È utile un counselor che ride?

Ridere durante il Counseling è utile solo se la risata viene espressa nel modo e nel momento giusto, cioè quando rispetta il cliente come persona e facilita l’auto-esplorazione.

Gli effetti migliori si raggiungono quando il counselor prende in giro sé stesso e offre in questo modo un modello positivo di autoironia.

Va poi tenuto conto poi del momento:

  1. all’inizio del colloquio una battuta stempera l’ansia,
  2. quando si sta approfondendo la conoscenza l’ironia risulta frenante,
  3. torna nuovamente utile quando il rapporto di fiducia è ormai consolidato.

Ridere durante il Counseling Essenziale

Ridere durante il Counseling Essenziale è non solo consentito ma ritenuto utile. Naturalmente occorre tenere ben presente la personalità del cliente, perché il senso dell’umorismo non è accessibile a tutti nello stesso modo. C’è chi non riesce a ridere dei bambini, chi delle cose sacre, chi di malattie o diversa abilità.

La gaffe è sempre dietro l’angolo! In quei casi occorre umiltà e prontezza nel chiedere scusa per una battuta inopportuna e, magari, recuperare con una riformulazione che riporta al problema: “Nella situazione in cui si trova lei non ha alcuna voglia di scherzare: è così?”.

Ma un conto è una risata, un conto è un sorriso: rispetto a quest’ultimo non c’è pericolo di esagerare. È opportuno avere la consuetudine di presentarsi col sorriso aperto, un caldo sorriso d’accoglienza è un balsamo per l’anima, crea disgelo e attenua l’ansia.

I counselors di Ascolti di Vita sanno che ridere durante il Counseling Essenziale può essere un elemento relazionale utile, ma sanno anche utilizzare simpatia e sorriso solo quando è opportuno. A volte anche la serietà paga!

Terza età: colloquio gratuito counseling essenziale

Cosa ci dice un cliente che ride molto?

Abbiamo visto che ridere durante il Counseling Essenziale viene incoraggiato, sia da parte del counselor che da parte del cliente.

La risata di una persona o di una coppia durante la relazione d’aiuto è in grado di svelare molte cose. Occorre discernere se l’umorismo è un modo per mascherare un vissuto doloroso oppure una modalità matura d’affrontarlo. Il tipo di sorriso e la mimica facciale associata aiutano molto a comprendere ciò che la persona vuole realmente trasmettere.

A volte un sorriso di sollievo evidenzia lo scampato pericolo, altre volte la risata è sarcastica ed evidenzia rabbia, paura o frustrazione, altre volte è un ghigno svalutativo utilizzato per mantenere le distanze e segnalare una richiesta di disimpegno nella relazione.

Una serie di battute sopra le righe, in contrasto con una situazione oggettivamente problematica, richiedono da parte del counselor una riformulazione del tipo: “Lei sta vivendo una situazione difficile, tuttavia la vedo scherzare molto…” Di solito si apre un mondo…

Esiste infine l’umorismo non voluto, quello che viene esercitato attraverso eclatanti strafalcioni confondendo un termine con l’altro: urologia per orologeria, convalescenza per convergenza, iniezioni indovinose, aspirina fosforescente, pomata per un’unghia incoronata, raggi ultraviolenti, fauna intestinale, piede imputato.

Per il counselor è difficile dissimulare, impossibile trattenere la risata: non resta che giocare autenticamente a carte scoperte e complimentarsi per la bella trovata.

Fabrizio Penna
Fabrizio Penna

È psicologo, counselor professionista e mediatore familiare. Fa parte del direttivo dell’Associazione di Psicologia Cattolica e ha co-fondato l’associazione non profit  Famiglia della Luce con Camilla.

Per molti anni è stato giornalista e formatore nel settore eno-agro-alimentare, ha collaborato con numerose testate e diretto un quotidiano online. Ha inoltre scritto libri di enogastronomia, antropologia culturale e psicologia.

Oggi si dedica alla relazione d’aiuto con l’accompagnamento di singoli e coppie unito alla formazione relazionale dei gruppi nelle imprese profit e non profit.

Il nostro team sorride e sa farti sorridere…

L'ascolto empatico è terapeutico

Ulteriori info:
366 207 2156 ti risponde Elisabetta


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