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La maggior parte degli autori ritiene che nel counselling vi siano alcune fasi o tappe progressive comuni. Tra questi autori c’è Gerard Egan, allievo di Carl Rogers, che nel 1990 ha postulato un modello di counseling che da una parte segue un approccio basato su 10 tappe, ognuna delle quali è progressiva. I colloqui di counseling durano circa 45-50 minuti con i singoli e 70-75 minuti con le coppie, l’intero percorso si svolge in 10-12 incontri con cadenza settimanale o quindicinale e consente di lavorare su un obiettivo per volta.

In ognuno di noi prevalere un determinato stile relazionale, che può essere passivo, aggressivo, passivo-aggressivo (o manipolativo), oppure assertivo. L’aggressività e la passività sono comportamenti innati, invece l’assertività si apprende ed ha bisogno di essere conquistata.
Non è mai facile cambiare, ma cambiare conviene, infatti essere assertivi non significa cambiare il comportamento degli altri ma il proprio. E cambiare in meglio con noi si può…

Fino a ieri, tra un viaggio intercontinentale e una riunione strategica, di morte non volevamo proprio sentir parlare, un evento troppo lontano per prenderlo in considerazione seriamente. Poi è arrivata la pandemia di covid 19 e non abbiamo più potuto far finta di niente. Almeno non troppo… Oggi occorre fare i conti con la morte, ed occorrono luoghi adatti per affrontarla e per parlarne.

Quando si svolge una relazione d’aiuto è necessario esercitare l’empatia, cioè provare ad “entrare nei panni dell’altro” per capire cosa sta provando senza però cadere nella simpatia, cioè nella simmetria e nella collusione.
Per evitare questi ultimi pericoli è necessario per il counselor saper mantenere la giusta distanza psicologica, non lasciarsi coinvolgere oltre misura, per questo è utile, unitamente all’empatia, coltivare anche un po’ di sana diffidenza.

Resilienza e resistenza sono due cose molto diverse. La resistenza è frutto di uno sforzo collegato alla volontà che obbliga a fare oppure non fare una determinata cosa, il messaggio è “devo”. La resistenza è autocentrata e produce schiavitù.
Invece la resilienza è frutto di uno stato mentale facilitante che consente di scegliere se fare o non fare una determinata cosa, il messaggio è “posso”. La resilienza è eterocentrata e produce libertà.

La morte è un aspetto della vita che interessa ognuno di noi, è l’unica vera certezza dopo la nascita. Ma dietro a questa verità si celano sconvolgimenti psico-emozionali di grande portata, che hanno necessità di essere affrontati e presi in carico attraverso un percorso di elaborazione che può avvenite i tempi e modi diversi. A volte può essere utile farsi accompagnare da persone preparate.

La resilienza è un concetto relativamente recente nell’ambito della psicologia, anche se oggi costituisce un’importante area di ricerca e di approfondimento che è oggi di grande attualità in seguito ai traumi provocati dall’emergenza sanitaria conseguente all’epidemia di covid-19 che obbliga ognuno a reinventarsi e a trovare una “nuova normalità”. Un percorso di counseling ad approccio umanistico ed esistenziale rappresenta un importante fattore protettivo che promuove non tanto la resistenza bensì la resilienza.